Riflessioni sull’udienza concessa dall’attuale pontefice a Patti Smith
Per commentare l’ultimo incontro privato concesso dall’attuale pontefice, Leone XIV, è quasi d’obbligo parafrasare il brano più celebre della sua controversa ospite: Patti Smith.
“People Have the Power” (La gente ha il potere), cantava la Smith nell’ormai lontano 1988. Un inno distante nel tempo, eppure straordinariamente attuale nella sua aspirazione ai princìpi rivoluzionari:
“Noi possiamo rivoltare il mondo / noi possiamo dare il via alla rivoluzione sulla terra”
Chi vive di sole utopie, illudendosi che “il leopardo e l’agnello possano riposare insieme”, dimostra di aver compreso ben poco della realtà, negando le conseguenze evidenti del peccato originale sull’uomo e sulle sue azioni. D’altronde, nel suo brano “Gloria” del 1975, Patti Smith cantava apertamente:
“Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i miei”
Un netto rifiuto, di fatto, della religione cattolica, del messaggio salvifico di Cristo e della Sua unica Chiesa.
Si potrebbe obiettare che dal 1975 o dal 1988 sia trascorso molto tempo e che ogni anima possa convertirsi. È certamente ciò che speriamo; ma tra la speranza cristiana e la realtà dei fatti, talvolta, si spalanca un abisso.
Nel recente 2022, a seguito della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di annullare la storica sentenza Roe v. Wade (che dal 1973 garantiva il diritto costituzionale all’aborto a livello federale), Patti Smith, che evidentemente non ha tratto molto giovamento dal suo incontro con Papa Francesco nel 2014, ha espresso una posizione di netta condanna, lanciando un forte appello alla ribellione.
Pochi giorni dopo la fuga di notizie sulla bozza della sentenza, durante un concerto a Tulsa, in Oklahoma, Stato americano in prima linea per le restrizioni sull’aborto, l’artista si è rivolta direttamente al suo pubblico dal palco dichiarando:
“Volete che parliamo della Roe vs. Wade? È terribile. E non ho una risposta. Posso solo dirvi cosa avremmo fatto noi quando ero giovane (e fertile, N.d.A.): disobbedire!”
Disobbedire, in questo contesto, significa abortire. Significa indurre all’aborto. Secondo il Codice di Diritto Canonico, procurare o promuovere attivamente l’aborto significa incorrere potenzialmente nella scomunica latae sententiae. C’è da chiedersi se il Pontefice, che ultimamente non è avaro a ratificare scomuniche latae sententiae, ne sia consapevole.
Va pur detto che, sotto il profilo spirituale, la cantante ha subìto l’influenza di cattivi maestri. Cresciuta in una famiglia di Testimoni di Geova, ha poi sincretizzato una serie di credenze diametralmente opposte al cristianesimo autentico: buddismo, panteismo, sciamanesimo. Inoltre, il suo profondo legame con il fotografo Robert Mapplethorpe, noto attivista LGBT e feticista, non l’ha certo agevolata in una potenziale svolta verso Cristo. Tuttavia, non spetta a noi giudicare il mistero delle occasioni di grazia eventualmente mancate.
Veniamo ora al Papa. Leone XIV l’ha ricevuta in udienza privata. Uno di quegli incontri “talmente privati” di cui, puntualmente, la stampa viene a sapere quasi tutto.
Si potrebbe argomentare che non ci sia nulla di male se il Vicario di Cristo incontra una figura che la storia definirebbe una “pubblica peccatrice”. E forse è così, o forse no. Tuttavia, nei Vangeli, gli incontri di Gesù con i peccatori ruotano sempre attorno al tema cruciale della conversione (accolta o rifiutata che sia). La conversione è il fine ultimo, l’apice dell’incontro, non un dettaglio marginale.
Ciò che invece manca clamorosamente nella narrazione di questi appuntamenti, che gli ultimi pontificati hanno concesso in abbondanza, è proprio il fine, l’annuncio della Verità. Tutto si riduce a un fatto di cronaca mondana: strette di mano e sorrisi. Se tali udienze rimanessero nel segreto delle mura vaticane, non ci sarebbe nulla da eccepire (“occhio non vede, cuore non duole”); ma dal momento in cui fatti che dovrebbero restare privati vengono resi pubblici, sorge il dovere morale di interrogarsi.
A tal proposito, la Tradizione della Chiesa è cristallina riguardo ai peccatori pubblici. Ecco cosa insegnano tre grandi Santi:
- San Paolo (1 Timoteo 5,20): “Quelli che peccano, riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore”.
- Sant’Agostino (Sermone 82): Formalizza la regola classica, affermando che i peccati occulti vanno corretti in privato, ma i peccati pubblici, proprio perché causano pubblico scandalo, devono essere corretti pubblicamente.
- San Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae II-II, q. 33, a. 7): Rifacendosi ad Agostino, sancisce che, se un peccato è noto alla comunità, la correzione privata è insufficiente, poiché non ripara il danno spirituale e lo scandalo subìto dalla moltitudine dei fedeli.
Il Papa ha ben presente questi princìpi teologici? Il dubbio è legittimo, specialmente ricordando certe sue affermazioni, secondo le quali un cattolico non potrebbe dirsi pro-vita e quindi contro l’aborto e, al contempo, a favore della pena di morte. Dichiarazioni che palesano una grave confusione su tematiche che il Magistero costante ha stabilito infallibilmente nei secoli.
Poiché il Papa detiene davvero il potere supremo, a differenza della gente comune, un’autorità che gli è conferita dall’Alto per servire la Chiesa, a cominciare dagli ultimi e dai reietti, l’auspicio è che dedichi parte del suo preziosissimo tempo anche a chi, da mesi, implora un incontro chiarificatore.
Il riferimento alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) è fin troppo ovvio. Hanno chiesto un incontro, dialogo e comprensione; hanno ricevuto ostracismo e “scomuniche”.
Il Papa ha il potere, è vero. Ma siamo certi che questo potere andrebbe amministrato in modo diverso: non per marginalizzare chi custodisce la Tradizione, bensì per la missione suprema della Chiesa, ovvero la salvezza delle anime, e non la loro condanna.
Antonio Bianco


