Il regno, Re, il Figlio e il Fronte di Fuoco

Lasciate che vi racconti una storia. Esiste un regno, il più fulgido e importante di tutto il creato, la cui amministrazione è affidata a un unico Re. Il suo compito è governare seguendo fedelmente i dettami del Sovrano Supremo, il vero padrone di quelle terre. Questo regno, tuttavia, è da sempre un traguardo ambito, in particolare dalle forze infere, che pur di conquistarlo non esitano ad appiccare incendi devastanti. Ora ai confini del regno, ora all’interno del regno.
In principio, il Re si dimostra un governante saggio e capace: addestra i suoi custodi a riconoscere le fiamme sul nascere e a domarle con tempestività. Quando i roghi sembrano indomabili, è lui stesso a scendere in campo per sconfiggerli.

Con il trascorrere del tempo, però, il Re diventa sempre meno sensibile a questa minaccia. Lentamente, perde la capacità di riconoscere il pericolo degli incendi e finisce per trasmettere la sua stessa cecità ai propri sottoposti. Di conseguenza, le fiamme dilagano senza trovare più alcuna resistenza mietendo innumerevoli vittime, venendosi a constatare di fatto lo stato di necessità.

Il Re ha diversi figli. Uno di loro, nutrendo una profonda e incorruttibile fedeltà sia verso il padre che verso il Sovrano Supremo, tenta disperatamente di dare l’allarme. Cerca di far rinsavire il padre, esortandolo a riprendere la missione originaria: riconoscere i roghi, estinguerli e formare nuove schiere di difensori per contrastare l’avanzata del fuoco, che ormai sta riducendo in cenere buona parte del regno. Il padre, tuttavia, non tollera di essere corretto. Continua imperterrito nella sua negligenza, rinnegando di fatto la propria storia e il proprio mandato.
Sentendo gravare su di sé la responsabilità per il destino del regno, il figlio si fa avanti con una proposta: sarà lui stesso a reclutare e addestrare nuovi difensori per arginare il fronte incendiario. Egli, infatti, ha custodito fedelmente gli originari insegnamenti del padre e sa come applicarli con grande efficacia.
Ma il Re respinge anche questa iniziativa. Si ostina a non riconoscere l’esistenza del problema e nega qualsiasi necessità di intervento.
Messo alle strette, il figlio comprende che la sua lealtà verso il Sovrano Supremo deve prevalere sull’obbedienza filiale. Prende così una decisione dolorosa ma necessaria: disobbedisce al padre e inizia ugualmente a formare i nuovi custodi, nell’estremo tentativo di frenare, per quanto gli è possibile, l’inesorabile avanzata delle fiamme.

Tre domande:
•⁠ ⁠Prima domanda: La disobbedienza del figlio, scaturita dal rifiuto ostinato del Re, deve essere considerata un atto di ribellione contro il padre, oppure un gesto compiuto a suo vantaggio, nel tentativo di salvare il regno che gli era stato affidato?
•⁠ ⁠Seconda domanda: Agli occhi del Sovrano Supremo, vero padrone del regno, questa infrazione dell’obbedienza filiale può essere davvero giudicata come un’azione malvagia?
•⁠ ⁠Terza domanda: In seguito a questa disobbedienza, il padre decide di punire il figlio diseredandolo. Dinanzi al giudizio del Sovrano Supremo, chi dei due si trova realmente nell’errore: il figlio disobbediente ma fedele alla missione, o il padre legittimo che ha tradito il proprio mandato?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto